
n. 3 / 2010 (febbraio - marzo 2010)Il 2010 è stato proclamato dalla UE anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale.
Si tratta di un'occasione opportuna, ma anche provvidenziale per l'attuale momento attraversato anche dai nostri paesi cosiddetti opulenti, in cui portare all'attenzione dell'opinione pubblica la situazione di tanti cittadini che vivono condizioni di estrema privazione o comunque di difficoltà nel condurre una vita dignitosa.
Non vi è dubbio che un ruolo signifi cativo nell'opera di sensibilizzazione dovrà essere svolto dalle organizzazioni della società civile e, quindi, dalle associazioni di volontariato che quotidianamente sono impegnate ad alleviare le sofferenze delle famiglie e persone più deboli della nostra società.
Per cercare di capire più precisamente il fenomeno in Italia, facciamo riferimento ai più recenti dati Istat (2008), secondo cui "le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l'11,3% delle famiglie residenti; nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui poveri, il 13,6% dell'intera popolazione".
Come è noto la povertà relativa viene definita in base ad una soglia convenzionale che, per una famiglia di due componenti, è rappresentata da una spesa media mensile per persona, per il 2008, pari a 999,67 euro. Chi si colloca al di sotto è considerato povero.
Come è purtroppo facilmente intuibile la povertà è più diffusa nel Mezzogiorno (23,8%), dove la sua incidenza è quasi cinque volte superiore a quella registrata nel resto del Paese (4,9% nel Nord e 6,7% nel Centro), e tra le famiglie più ampie. Si tratta per lo più di coppie con tre o più figli e di famiglie con membri aggregati.
Bisogna tener conto che questi dati non registrano ancora gli effetti della crisi economica, che hanno accentuato in forte misura le situazioni già compromesse e fatto precipitare anche le condizioni di famiglie che finora riuscivano a sbarcare il lunario.
Per quanto riguarda la Campania, l'ultimo Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale segnala come in regione "la povertà aumenta fi noa riguardare il 25,3% delle famiglie". In Campania, gli utenti Caritas dei centri di ascolto chiedono prevalentemente lavoro, beni e servizi materiali, sussidi economici.
Ad un livello ancora più estremo esiste poi il dato della povertà assoluta (calcolata sulla base di una spesa mensile relativa all'acquisto di un paniere di beni considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile) che, a livello nazionale secondo i dati più aggiornati, fa registrare 975 mila famiglie in tale condizione, corrispondenti a 2 milioni e 427 mila individui, il 4,1% dell'intera popolazione.
Anche in provincia di Benevento si avverte la morsa sempre più stringente della povertà, attraverso anche le tante famiglie e persone che si rivolgono allo sportello del microcredito promosso dalla Diocesi di Benevento mediante la Caritas diocesana. I fattori che incidono maggiormente nel determinare condizioni critiche sono la rottura di
un rapporto familiare, la perdita del lavoro, eventi improvvisi come la perdita di un familiare percettore di reddito o l'insorgere di una grave malattia. Le difficoltà, raccontate ai volontari dello sportello (avviati a tale servizio da un'iniziativa formativa del CESVOB), sono molteplici: dal non riuscire a pagare le rate del muto e di altre forme di prestiti all'affi tto della casa in cui si abita, dalle utenze all'impossibilità di far fronte alle spese essenziali per gli alimenti o i farmaci.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che la povertà tocca gli italiani ma coinvolge, in misura maggiore, anche gli stranieri residente nel nostro paese. Se non vogliamo,allora, che questo anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale non si esaurisca soltanto in convegni rituali ed appelli gridati nel deserto, è necessario che le autorità pubbliche recepiscano alcune proposte che possano effettivamente sradicare questo fenomeno dalle
nostre comunità.
Alcune proposte molto incisive sono contenute nella petizione lanciata recentemente da Caritas Europa in cui si fissano quattro grandi obiettivi: eliminare la povertà infantile in Europa, dimezzando, entro il 2015, il numero di minori che vivono in famiglie il cui reddito è al di sotto della soglia di povertà (con assegni per ogni fi glio a carico, indipendentemente dallo status dei genitori); garantire a tutti un livello minimo di protezione sociale per garantire uno standard di vita dignitoso (pensioni decorose, assegni per gli ammalati e un reddito minimo adeguato a chi non dispone di risorse suffi cienti); aumentare la fornitura di servizi sociali e sanitari con una garanzia di accesso a tutti entro il 2015 (attraverso l'aumento del 50% della disponibilità degli alloggi popolari in Europa e il riconoscimento delle cure domestiche come servizio sociale a tutti gli effetti); garantire un lavoro decoroso a tutti e far scendere la disoccupazione sotto il livello del 5% entro il 2015 (accesso paritario alla formazione professionale e all'apprendimento permanente, opportunità di occupazione sociale a chi necessita di particolare protezione).
Su queste linee di impegno potrebbero ritrovarsi tutte le organizzazioni di volontariato per cercare di affrontare strutturalmente il problema povertà, accanto naturalmente agli interventi concreti ed immediati che danno sollievo alle persone in difficoltà.
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n. 2 / 2009 (dicembre 2009 - gennaio 2010)
Le tante facce del volontariato sannita hanno trovato una bellissima composizione nella Festa del Volontariato, organizzata dal CESVOB lo scorso 14 e 15 novembre.
Erano oltre dieci anni che il nostro associazionismo non si ritrovava coralmente in uno spazio pubblico della città per raccontarsi e rappresentarsi. Lo slogan scelto per l'iniziativa "Un dono per chi dona" aveva un chiaro sottotitolo "Dalla denuncia alla proposta".
Sono stati due giorni intensi di contenuti (attraverso i quattro workshop e il salotto del volontariato), di spettacoli (con il Canzoniere della Ritta e della Manca, l'attrice Adele Pandolfi, la performance teatrale di Libero Teatro), di testimonianze incisive e civili come quella dell'artista Enzo Gragnaniello.
Al di là dei numeri molto significativi, circa 70 organizzazioni che hanno preso attivamente parte alla Festa, seppur potevano e dovevano essere di più i cittadini presenti al Centro Commerciale 'Malies' per assistere ai diversi momenti della due giorni, è stata l'immagine d'insieme a lasciare un segno indelebile nella nostra storia associazionistica.
Il più grande risultato dell'iniziativa, possiamo dirlo come CESVOB, è che essa è stata frutto della progettazione condivisa di un ampio nucleo di associazioni, le quali si sono fatte carico dell'ideazione e dell'organizzazione dell'evento. Senza la dedizione e l'entusiasmo di queste associazioni di volontariato non vi sarebbe stata la Festa, supportata con grande professionalità dallo staff del Centro
Servizi.
Ciò è un ulteriore conferma, per chi oggi nel CESVOB ha ruoli dirigenti, dell'importanza e necessità di allargare la base sociale a nuove associazioni per poter immettere ulteriori energie nella vita del Centro Servizi.
Non vi è dubbio che la Festa del Volontariato, oltre alla sua valenza di grande manifestazione per il nostro territorio, ha fornito una plastica rappresentazione dell'impegno dispiegato dalle associazioni sui più disparati fronti del sociale, in risposta a bisogni vecchi nuovi.
Tante attività che sono lo specchio di un Sannio in diffi coltà e sofferenza. Persone e famiglie, in alcuni casi, costrette ad affrontare i loro problemi e disagi senza l'apporto di servizi pubblici, che trovano nei volontari l'unico sostegno in situazioni a volte disperanti. E se più rappresentanti delle istituzioni e dei servizi avessero sentito la necessità di partecipare ai vari appuntamenti della Festa, avrebbero potuto ascoltare cose molto utili per impostare le politiche o programmare le attività a beneficio dei più deboli, avendo le associazioni restituito attendibili letture ed interpretazioni dei bisogni sociali del territorio.
Un aspetto altrettanto importante da sottolineare è che tutte le organizzazioni hanno percepito la valenza dello stare insieme come soggetto collettivo, che dà voce a chi non ha voce ed interloquisce autorevolmente con gli altri attori della comunità provinciale. Molte relazioni si sono instaurate tra i tanti dirigenti delle organizzazioni presenti e probabilmente sono nate nuove collaborazioni.
La Festa, infine, è servita anche a porre all'attenzione generale del Sannio il tema della solidarietà e della gratuità di cui tanti si riempiono la bocca ad ogni piè sospinto, ma poco si fa nel quotidiano e nei giorni feriali quando s'incrociano persone che chiedono di essere aiutate. Non si può pensare, infatti, di poter risolvere tutti i problemi "delegandoli" esclusivamente al Volontariato, ma ognuno deve fare la sua parte.
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Anno I - Numero III / Luglio - Ottobre 2008
Negli ultimi mesi, grazie al libro di Mons. Giovanni Nervo 'Ha un futuro il volontariato?', si è aperto un interessante dibattito nei nostri ambienti su tale interrogativo, cruciale non tanto e non solo per il destino delle nostre organizzazioni, quanto per l'intera società.
Paradossalmente, sono proprio gli eventi delle ultime settimane, con l'effetto domino dei crolli di borsa le cui conseguenze si stanno ripercuotendo in tutti i paesi, compresa l'Italia, che ci inducono a rispondere “non può esserci futuro senza il volontariato e senza la gratuità”.
Le relazioni sociali ed economiche fondate sull'ingordigia hanno dimostrato palesemente di minare alle fondamenta la stabilità di intere comunità. Ecco perché la cultura del dono e della gratuità possono salvare la coesione sociale e una vita dignitosa per chi è in difficoltà.
Nell'elencare le condizioni per promuovere cambiamento, Mons. Nervo spiega in che modo il volontariato può contribuire a cambiare la società dal basso, usando la forza dei suoi valori: “se diffonde la solidarietà di base; se i volontari portano i valori che vivono nel volontariato dentro il normale lavoro remunerato con cui mantengono se stessi e le proprie famiglie; se il volontariato coltiva e sviluppa un costruttivo senso critico, e difende i diritti soprattutto dei più deboli; se aiuta il terzo settore a conservare i valori originari”.
In questo numero ci sono molti esempi di come questi valori sono incarnati nelle
esperienze e nelle attività di tante organizzazioni di volontariato del Sannio, che si pongono accanto a tante persone portatrici di bisogni urgenti a cui dare risposta. Abbiamo privilegiato il 'dare parola' ai volontari piuttosto che elaborare teorie o spiegare il 'dover essere' delle associazioni. Ed infine, nelle scorse settimane si è concretizzato un risultato sicuramente importante nella storia del CESVOB, cioè l'apertura del nostro secondo sportello territoriale, quello della Valle Caudina con sede ad Airola.
È un modo per farsi, come Centro Servizi, ancora più 'prossimo' alle realtà del volontariato impegnate nelle comunità locali, per sostenere diffuse pratiche di gratuità di cui si sente in giro un gran bisogno.
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Anno I - Numero II / Marzo - Giugno 2008
La creatività del bene o, in senso cristiano, la fantasia della carità, ha trovato un formidabile strumento per combattere la povertà e restituire dignità e dare fiducia a tante persone nel mondo che ne erano prive: il microcredito.
Si tratta molto semplicemente di erogare piccoli prestiti per periodi brevi a famiglie e persone povere che sono escluse dall'accesso ai circuiti finanziari tradizionali e quindi tagliate fuori dalla società, perché 'non bancabili' in quanto non in grado di fornire garanzie patrimoniali, per fronteggiare un'emergenza personale o familiare e soprattutto per avviare una microimpresa o una piccola attività in proprio, in un'ottica di costruzione di un autonomo progetto di vita.
Inventato circa trent'anni fa, in Bangladesh, dall'economista Muhammad Yunus che per il suo grande impegno in questo ambito ha ricevuto, nel 2006, il Premio Nobel per la Pace, il microcredito sta ricevendo sempre più attenzione, non solo nei paesi meno sviluppati ma anche in quelli ricchi, essendosi rivelato strumento efficace per promuovere lo sviluppo locale e l'affrancamento umano e sociale delle fasce più deboli delle comunità. Un risultato acquisito in tante parti del mondo è, in particolare, l'effetto di empowerment che ha prodotto su tantissime donne.
Cosa c'entra tutto questo con l'attività del Centro Servizi per il volontariato e con il nostro territorio? Il CESVOB ha ritenuto questa come una delle forme innovative di volontariato, cogliendo il grande interesse sul tema dell'Arcivescovo di Benevento Mons. Andrea Mugione che, attraverso la Caritas diocesana diretta da don Nicola De Blasio, ha deciso di mettere a disposizione un fondo di garanzia per avviare un progetto sperimentale di microcredito in convenzione con Banca Popolare Etica.
Il CESVOB ha quindi selezionato e formato 15 volontari che, dopo aver approfondito le tematiche principali connesse al microcredito e potuto conoscere alcune esperienze già avviate in altri contesti territoriali, si apprestano ad avviare operativamente la realizzazione del progetto, attraverso l'animazione di sportelli pronti ad ascoltare, istruire, valutare ed accompagnare le richieste che proverranno da un primo limitatissimo numero di persone bisognose di un piccolo credito, che al massimo potrà essere di 5.000,00 euro. Si tratta di una sperimentazione che se darà i frutti sperati e riuscirà a coinvolgere anche altri soggetti istituzionali o sociali disposti ad incrementare il fondo di garanzia, potrà rappresentare per il nostro territorio una vera rivoluzione e una frontiera di impegno per i volontari del Sannio.
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Anno I - Numero I / Gennaio - Febbraio 2008
Un periodico per approfondire le vicende del mondo del volontariato sannita, con il suo vasto arcipelago di associazioni che lo compongono, ma anche una voce che restituisca, in forma narrativa, le numerose iniziative ed attività che il Centro Servizi per il Volontariato costantemente realizza.
Questi sono sostanzialmente i principali obiettivi che ci siamo dati con il varo di questa nuova testata, 'Cantieri di Gratuità', la quale avrà per il momento una cadenza bimestrale grazie alla disponibilità e collaborazione de 'Il Sannio Quotidiano'.
In un contesto di comunicazione in tempo reale che brucia tutto in modo rapidissimo, il limite da superare è di un'informazione, rispetto al volontariato, che si ferma solo alla superficie delle cose, in gran parte all'annuncio di un evento o di un'iniziativa, lasciando sempre inesplorato quello che succede dopo.
Mentre l'impegno dei volontari è quotidiano, ordinario, discreto e difficilmente fa clamore. E' fatto di storie di persone che offrono e ricevono aiuto, in cui però non è affatto scontato chi ne sia maggiormente 'ripagato'.
C'è, quindi, bisogno di un maggior approfondimento per restituire un vero racconto sociale di questo pezzo della comunità che ha scelto di donarsi agli altri. Con uno stile, ci ripromettiamo, che non sia celebrativo ed autoreferenziale di questa realtà, ma capace di evidenziarne anche le contraddizioni qualora emergessero.
Un periodico che abbia sempre una parte di documentazione per consentire, più specificatamente, a quanti agiscono all'interno delle organizzazioni di volontariato di disporre di elementi conoscitivi per svolgere al meglio il proprio ruolo.
In questo primo numero abbiamo riportato, per esempio, alcuni stralci del primo censimento sulle organizzazioni di volontariato della provincia di Benevento, studio che è stato di recente realizzato dal CESVOB.
Una voce che pur fiera della propria autonomia, considera il confronto con le istituzioni locali indispensabile per costruire un sistema di solidarietà che sia effettivamente vicino alle persone più deboli e che, quindi, troverà un'eco adeguata in queste pagine.
Ai lettori la richiesta di un sostegno e di suggerimenti anche critici per un progetto di comunicazione molto impegnativo.
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